Il governo italiano si prepara a prolungare ancora le misure d’emergenza contro il caro energia, mentre continua il confronto con Bruxelles sui margini di flessibilità fiscale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato che il Consiglio dei ministri approverà un decreto per estendere fino alla prima settimana di giugno il taglio delle accise su benzina e gasolio, accompagnandolo con nuovi sostegni per autotrasporto e trasporto pubblico locale.
L’intervento arriva a pochi giorni dalla scadenza dell’attuale riduzione – 20 centesimi al litro sul gasolio e 5 centesimi sulla benzina – introdotta a marzo dopo l’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e già prorogata più volte. Secondo le stime, la misura costa circa un miliardo di euro al mese ed è parzialmente compensata dall’aumento del gettito Iva legato all’impennata dei prezzi dei carburanti.
L’obiettivo immediato del governo è anche disinnescare la protesta del settore logistico. Da lunedì prossimo è infatti previsto uno sciopero nazionale degli autotrasportatori, che giudicano insufficienti gli interventi finora adottati dall’esecutivo. Oltre alla proroga delle accise, il decreto dovrebbe contenere misure dedicate al comparto e un nuovo intervento sull’ex Ilva, con un ampliamento del prestito ponte destinato a garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Taranto.
Ma da Bruxelles i segnali restano prudenti. Lo stesso Dombrovskis giovedì ha infatti messo in guardia gli Stati membri contro interventi troppo ampi sul caro energia, insistendo sul fatto che gli aiuti a famiglie e imprese vulnerabili debbano essere “temporanei e ben mirati”. Il commissario ha ricordato che l’attuale contesto economico è caratterizzato da tassi di interesse più elevati rispetto agli anni della pandemia e richiede particolare attenzione ai conti pubblici.
Per Bruxelles esiste inoltre un rischio politico ed economico: misure generalizzate potrebbero finire per sostenere indirettamente la domanda di combustibili fossili, contribuendo a mantenere elevati i prezzi internazionali e allontanando gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Il richiamo assume un peso particolare per Paesi ad alto debito come l’Italia, ai quali la Commissione continua a raccomandare prudenza fiscale.
La partita con Bruxelles sul Patto di stabilità
Accanto all’emergenza carburanti, Giorgetti continua a spingere sulla richiesta italiana di ampliare la flessibilità europea per le spese legate all’energia, cercando di estendere una logica simile alla “national escape clause” prevista per la difesa.
Dal Festival dell’Economia di Trento, il ministro si è detto fiducioso sulle possibilità che la proposta italiana venga accolta dalla Commissione europea.
“L’ottimismo deriva dalla razionalità della nostra proposta”, ha detto Giorgetti, spiegando che il tema è stato affrontato anche in colloqui informali con il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. Secondo il ministro, l’approccio italiano “non mette a rischio la sostenibilità a lungo termine della finanza pubblica”.
“Con conflitto prolungato conseguenze molto serie”
Nel frattempo Giorgetti ha descritto uno scenario economico potenzialmente più ampio del semplice aumento dei prezzi alla pompa.
“Le previsioni in caso di prolungamento del conflitto sono molto serie”, ha detto il ministro, avvertendo che i rischi riguardano non solo energia e inflazione ma anche la tenuta delle catene industriali europee.
Particolare preoccupazione riguarda il settore chimico, indicato dal ministro come un anello cruciale per l’intera manifattura. Se le scorte disponibili dovessero esaurirsi senza una ripresa delle forniture, ha avvertito Giorgetti, l’impatto potrebbe estendersi all’intero ciclo produttivo, con costi molto superiori rispetto all’attuale aumento dei carburanti.

